Ci sono libri che bisogna rileggere parecchie volte nel corso di una vita. Sono quei libri che uno legge a prescindere dal piacere che ricava dalla bellezza della loro forma e dalla profondità delle vicende narrate. Servono per ricordare e sono molto più diretti e vividi di una data, di una cerimonia, di un monumento.
Ricordare una data è molto semplice (sono buoni tutti a farlo), uno si mette un promemoria sul suo smartphone - con tanto di segnalazione acustico-visiva, oppure legge quella data su un giornale o sente due persone per la strada che ne parlano, oppure la data diventa uno dei trending topics, assieme a #justinbiebier e #vadaabordocazzo - è allora che si capisce che siamo davvero un popolo civile e ricordiamo i nostri morti.
Essere presenti ad una cerimonia commemorativa è ancora più facile, basta seguire il flusso di gente nelle grandi città, seguire i discorsi da ultima fila di un corteo funebre - "hai visto che batosta ha preso l'Inter?", "hai visto Schettino che vigliacco che è?", "ieri mi sono trattato bene; ho preso al ristorante un filetto di manzo alla Voronoff che, guarda, una delizia!". Si arriva nel luogo della cerimonia ed è tutto già perfetto, basta uniformare la propria espressione a quella delle migliaia di altre che hai attorno, magari in quell'istante si proverà anche un certo piacere e una certa soddisfazione a commuoversi come fanno gli altri. Poi si ritornerà a casa contenti di sé, con sul viso l'orgoglioso sorriso di chi ha la prova certificata della propria sensibilità-umanità-civiltà.
Il monumento è davvero l'idea base del ricordo. Un'istituzione, esprimendo il sentimento di tutti, lo costruisce - ci impiegherà tra committenza e realizzazione, diciamo, un anno - lo installa dove è più visibile e poi non rimane che esserne soddisfatti: se il monumento è bello resistente starà lì per secoli e delle vicende che ricorda rimarrà qualche traccia opaca nella mente dei passanti.
Con i libri come Se questo è un uomo tutto questo non vale. Come con tutti i libri esistono solo il lettore e il libro, non c'è nessuna moltitudine a cui uniformare le proprie azioni, nessuna retorica da seguire. Uno lo può leggere anche seduto sulla tazza del cesso e trarrà più piacere e consapevolezza di ciò che è stato che se avesse assistito al reading dell'autore stesso. Con i libri come Se questo è un uomo non basta solo la presenza fisica per poter dire di aver partecipato veramente a qualcosa. Questi libri non sono fatti da belle parole in italiano aulico - di quelle che vengono scolpite sulle lastre commemorative, con tutte le letterine di bronzo - né da parole che qualcuno farà ripetere, faticosamente e stupidamente, a un ragazzino di dodici anni. In questi libri non ci sono bei vestiti, belle cravatte e profumo di dopobarba costosi, come nelle cerimonie presiedute da qualche alta carica dello Stato.
Questi libri parlano dell'essere umano spogliato di ogni orpello o retorica, e quindi parlano di cose semplici e banali come mangiare, lavarsi, dormire, avere freddo, provare fatica e dolore. Parlano insomma di quello che cerca di fare ogni essere umano in ogni luogo e tempo: sopravvivere.
La potenza di questi libri sta nella nuova definizione che danno a questo verbo. Sopravvivere non significa solo mantenersi in vita più a lungo degli altri ma soprattutto mantenere integra la propria dignità di esseri umani.
Leggendo e rileggendo questo libro, lontani dal cicaleccio quotidiano, possiamo ricordare ciò che ha significato essere uomini in tempi assurdi e cercare a nostra volta di mantenere integra la nostra dignità.